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INTERVENTO SULLA DIRETTIVA UE
AL CORTEO DI ROMA DEL 25 SETTEMBRE 2010
Mentre organizzavamo questo evento, l’8 settembre da Bruxelles arrivava la doccia fredda su tutto il mondo antivivisezionista: l’approvazione della nuova direttiva europea in tema di vivisezione.
L’iter iniziò quando nel Gennaio 2007 fu portata in parlamento una petizione con 150.000 firme, molte anche dall’Italia, che fra le tante richieste, si concentrava sui metodi alternativi, con la speranza di poterli applicare a tutte le categorie di esperimenti.
Da allora fra un passaggio e l’altro, la lobby della vivisezione, come sempre molto potente, è riuscita a condizionare la stesura finale della nuova direttiva europea approvata questo mese, rendendo vani tutti i tentativi di portare significativi miglioramenti per gli animali che hanno la sfortuna di nascere o diventare cavie.
E anche per quanto riguarda i metodi alternativi, la direttiva limita l’applicazione solo a quelli “approvati dalla legislazione Comunitaria”, il che significa che non vi sarà obbligo di utilizzo di molti metodi alternativi scientificamente soddisfacenti se non saranno passati lungo il complicato iter burocratico di approvazione dell’UE. E questo ci fa pensare che la strada dei metodi alternativi all’uso di cavie animali si preannuncia ancora tutta in salita.
La nuova direttiva dovrà essere recepita dagli Stati membri entro 2 anni, nel frattempo rimangono in vigore le leggi correnti. Gli Stati dovranno adottarla senza ulteriori restrizioni, ma quelli come l’Italia, che hanno leggi più restrittive possono mantenerle facendo richiesta ufficiale alla commissione.
Se proprio si vuole vedere un lato positivo, ciò riguarda quelle nazioni che non hanno una legislazione più restrittiva rispetto alla direttiva in questione, dove si può sperare in qualche minimo miglioramento.
Mentre in Italia la palla passa ora alla modifica dell’attuale legge 116 e sarà interessante vedere se si riuscirà ad ottenere sostanziali miglioramenti.
In un punto invece la direttiva è veramente peggiorativa e cioè sulla questione riguardante gli animali randagi: infatti la vecchia direttiva poneva un divieto totale, mentre quella nuova prevede una deroga per “casi eccezionali” e documentabili. Per fortuna almeno in Italia tale pratica è vietata fin dal 1991.
Ma la cosa veramente deludente, è che nonostante il tentativo di alcune realtà animaliste di fare ‘lobbies’ contro la vivisezione, dopo oltre 20 anni dalla precedente direttiva, le cose non sono cambiate e l’Europa da di nuovo libertà ai vivisettori di continuare a torturare né più né meno di quanto si fa oggi in tutti i centri di ricerca.
Ora, quante volte ci è toccato ascoltare i sostenitori della vivisezione affermare che le nostre sono solo esagerazioni e che gli animali sono trattati bene nei laboratori? Che le torture sono un ricordo del passato e ormai superate?
Ma è proprio nelle pagine di questa direttiva che si legge cosa realmente viene fatto e si continuerà a fare agli animali:
· Infatti se è vero che è stato inserito il divieto di uso di gorilla, scimpanzé, bonobo, gibboni, orangutan e può essere una cosa positiva per fermare alcuni esperimenti, per contro si potrà sperimentare sugli altri primati anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana.
· I vivisettori avranno carta bianca per sperimentare senza anestesia o antidolorifici quando lo riterranno utile.
· Si continuerà a praticare sugli animali prove di tossicologia in cui la morte è il punto finale.
· Si continuerà a somministrare alle cavie scosse elettriche fino a indurre all’impotenza.
· Si potranno creare e riprodurre animali con alterazioni genetiche che producono gravi malattie.
· Si potranno sopprimere gli animali per inalazione di anidride carbonica che provoca alti e prolungati livelli di sofferenza.
· Si potranno tenere in isolamento totale per tempi interminabili animali socievoli come i cani, primati, topi o ratti.
· Sarà possibile fare prove sulla potenza dei vaccini che porteranno gradualmente alla morte le cavie con dolore, angoscia e sofferenza.
· Si potranno irradiare gli animali o somministrare loro chemioterapici in dosi letali.
· Si potranno creare modelli di induzioni di tumori o tumori spontanei che porteranno a malattia letale associata a dolore, angoscia e sofferenza di lunga durata.
· Sarà possibile praticare interventi chirurgici che causano dolore o angoscia postoperatoria intensi.
· Sarà possibile produrre fratture instabili, come anche trapianti di organi il cui rigetto può procurare angoscia intensa e deteriorare gravemente le condizioni dell’animale.
· Sarà possibile creare uno stress da immobilizzazione per provocare ulcere gastriche o insufficienza cardiaca nei ratti.
· Sarà permesso ai vivisettori aprire il torace degli animali vivi senza anelgesia.
· Si potranno costringere gli animali al nuoto forzato o altri esercizi fino all’esaurimento.
· Si potrà sperimentare su animali vivi nella didattica (a tal proposito ricordiamo che in Italia è in vigore una legge che permette agli studenti universitari di fare obiezione di coscienza, legge spesso ostacolata nei fatti dai professori stessi, discriminando gli studenti che se ne vogliono avvalere).
· Nella nuova direttiva è anche scritto che sarà possibile riutilizzare più volte lo stesso animale, moltiplicandone le sofferenze. (ART 16. Al punto B si tocca il ridicolo poichè si dichiara che torturare più volte lo stesso animale è possibile qualora sia dimostrato che è stato pienamente ripristinato il benessere e lo stato di salute dell’animale).
Da notare che come recita il titolo del testo, questa è la direttiva del parlamento europeo sulla “protezione degli animali utilizzati a fini scientifici”e che “il benessere degli animali è un valore dell’unione sancito dell’art 13 del trattato”.
Come si può parlare di protezione e benessere degli animali? Cosa c’è di veramente “umano” nello squartare un torace di un animale vivo e non anestetizzato? Nell’introdurre cavi elettrici nel cervello? Nell’intossicare fino alla morte o nel far nuotare un povero animale fino allo stremo delle forze? Nel rinchiuderlo in isolamento e in altre migliaia di versioni di tortura così ben descritte anche in questa direttiva e che sembrano frutto di una mente malata?
Ma di quale benessere si sta parlando? Il benessere di chi? Di certo dei vivisettori che potranno continuare come prima a fare ottime carriere ai danni di milioni di cavie.
Noi dobbiamo a queste vittime dello specismo un minimo di giustizia e chiamare questa scandalosa direttiva con quello che dovrebbe essere il suo giusto nome: “Direttiva Europea a favore della lobbies dell’industria chimico farmaceutica, dei centri di ricerca e delle università.”
Non siamo ciechi e sappiamo che la vivisezione essendo imposta per legge mira alla tutela di forti interessi, da un cambiamento di legge dovrà per forza passare, ma pensiamo anche che sia sbagliato delegare alla ‘politica del potere’, perché questo porterà solo delusioni se noi, che “sentiamo” l’urlo di dolore delle vittime della vivisezione, non la smetteremo di sperare che dall’alto qualcuno faccia qualcosa al posto nostro. La lotta parte dal basso, parte da ognuno di noi, esattamente come oggi, stando qui senza bandiere e senza partiti, a denunciare le atrocità commesse in nome della scienza.
Parte tutto dalla nostra liberazione, parte da ogni singolo individuo che lotta per un’autentica liberazione.
(Fonte)
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